Si torna dopo molti anni a festeggiare il primo di quaresima, un sorta di prolunga di un giorno al carnevale. “C’era una volta…verrebbe da dire apprestandosi a parlare di questa tradizione cinigianese che si è protratta fino a qualche decennio fa. Per immaginarsela bisogna chiaramente far mente locale alla situazione degli anni cinquanta e poco oltre, quando i mezzi di divertimento erano minori rispetto ad oggi e forse però maggiore era la fantasia e la voglia di stare insieme. Tutto iniziava la notte dell’ultimo di carnevale, praticamente senza soluzione di continuità : i “ festaioli” la mattina del primo giorno di quaresima, dopo aver bruciato il carnevale e aver festeggiato tutta notte, iniziavano a fare i rivolti ( pietanza povera ottenuta con farina e acqua ) e uova sode; ci si divideva poi in squadre, chi andava a cercare il vino chi l’olio, chi andava per botteghe facendosi dare piccole merci ( come stringhe…..) per rivenderle …in maniera un po’ anomala..si presentava la merce e poi la si rimetteva via per rioffrirla ad altra persona… chi si metteva a fare le “copertoie” che venivano vendute a massaie di buon cuore, chi andava in giro a fare il lustrascarpe, chi arrotava lame e coltelli, chi si recava presso le fattorie che regalavano polli e nel migliore dei casi addirittura agnelli, tutto poi , denari e vettovaglie, veniva portato in piazza e alle dodici ricca..Pulenda..Con i denari tanto ingegnosamente accattati venivano comprate delle leccornie come cassette di pesce ma la cerimonia clou era il battesimo del maiale a baccalà: cioè tutta la carne veniva battezzata e trasformata in baccalà: la quaresima era salva!!!!! Questo ultimo rito sembra che arrivi da molto lontano ascoltando i racconti degli intervistati. Quello ancora più strano che una nostra ricerca ci ha portato al di là dell’oceano: in terra venezuelana dove una similare tradizione si coltiva ancora oggi battezzando il Capibara (animale fra il cane e il castoro che vive in zone paludose) a pesce. Non contenti, i componenti l’allegra brigata si trasformavano in zampognari con fisarmonica e pappagallino nella gabbia che diceva la fortuna..e mica era finita, perché poi a sera una bella cena in qualche casa.. il bello, racconta Marcello, era che partecipavano persone di tutte le età, anche piuttosto anziane tutte accumunate dal desiderio di divertirsi e stare insieme.” Per questa rinnovata e ribattezzata edizione ci limiteremo a riproporre la parte gastronomica sperando di raccogliere quel sano spirito di stare insieme ancora presente fra la nostra gente. Uomini donne e bambini tutti invitati per la notte dei rivolti..